NOTIZIE INDIANE: Le città sante

Namaste’.

Vi scrivo da Varanasi, la citta’ piu’ santa dell’Induismo, citta’ di Shiva, del Gange, della purificazione delle anime, che bruciando sulle sue rive e mescolandosi alle sue acque,escon dal Samsara (il ciclo delle rinascite continue).

Sono in questa citta’ solo da un giorno, troppo presto per parlarne.

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Per venire qui abbiamo lasciato Bodhgaya, la citta’ piu’ santa del Buddhismo, il luogo dove Buddha ha raggiunto l’illuminazione sotto un magnifico albero della Bodhi, sormontato dal Mahabodhi Temple, meraviglioso tempio circondato da un magico parco e costellato di stupa, tempietti, luoghi d preghiera e prostrazioni, affiancato da un lago pieno di pesci gatto.

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L’aria che si respirava era mistica, la tranquillita’ quasi nirvanica, i colori pastello avvolgenti interrotti solo dai brillanti colori delle tuniche dei monaci dei diversi paesi buddhisti: thai, jap, cinesi, burmensi, tibetani, singalesi etc.e dal bianco accecante delle pellegrine singalesi, numerosissime!

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Abbiamo visitato anche la grotta dove si e’ fermato a meditare 6 anni .e ci siamo andati in moto in 3 attraversando l’India profonda, la campagna desertico-tropicale abitata da poverissimi contadini che vivon in capanne di fango e paglia, ma di una bellezza disarmante, con un ragazzo della scuola-casa famiglia per i bimbi poveri gestita da un gruppo di ragazzi più giovani di noi, coi quali avevam cenato il giorno prima e dai quali siam tornati per fare una donazione, conoscere i bimbi e distrarli un po’ col didjiridoo, visitare la scuola e il paese dove si trova.

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Siamo dovuti scappare via il giorno dopo, in quanto il tempo stringe, per andare a Nalanda, il sito dell’universita’ più antica del mondo, dove si trovan le più antiche rappresentazioni di Tara conosciute, spostamento fuori rotta, faticoso e costoso che non e’ servito ad un bel niente, poiche’ era supermega proibito fare foto e non esiste un catalogo acquistabile ne’ cartoline ne’ niente d niente e, come se non bastasse, eravam gli unici bianchi e tutti gli indiani presenti sia nel museo che nel sito invece di guardare cio’ che dovevan guardare, guardavan e inseguivan noi in mandrie, ci sentivam soffocare, peggio che delle bestie da circo, ed esausti siam scappati via.

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