NOTIZIE INDIANE: Daishin e luoghi

Namaste’!

Finalmente ho ripreso a “lavorare”!

Ieri siamo andati a Budanath, dove si trova lo stupa più grande del Nepal ed uno dei monasteri più importanti (fondato dallo stesso lama Yesce di Pomaia) e li’ , grazie ai consigli di Siliana, ho potuto parlare con lama Lundrup che si e’ dimostrato subito disponibile a rispondere alle mie domande, anche grazie all’aiuto di una monaca australiana che ha fatto un po’ da interprete.

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Il giorno prima siamo partiti in spedizione per Pharping, paesello della valle meta di pellegrinaggio buddhista, pieno di templi, monasteri e dove si trova la Tara autogenerata nella roccia….purtroppo, per via di questa festivita’, il Daishin, non c’era nessuno da intervistare ed i soli lama presenti erano impegnati in un ritiro di meditazione di 3 anni e 3 mesi.

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La cosa piu’ bella e’ stata il ritorno che abbiam fatto, come e’ in uso qui, sul tetto del bus, una figata pazzesca! Meglio delle montagne russe ed abbiam potuto ammirare, oltre agli splendidi paesaggi anche dei veri e propri alberi di ganja, mai viste delle piante di quelle dimensioni! Almeno almeno 2 o 3 m di altezza!

Altro evento della settimana: i sacrifici alla dea Kaly.
Vi erano una serie di cerchi di sabbia con all’interno le offerte, i simboli e un monaco, a turno per ogni cerchio venivano sacrificati un frutto, una capra e un bufalo, decapitati! La cosa piu’ orribile era che la testa continuava a respirare per almeno 3 minuti e il corpo a muoversi per ancor dippiù(secondo loro questi animali si rincarneranno in uomini, secondo me la cosa più importante e’ che questi vengono offerti gratuitamente alla popolazione e vengon mangiati, cioè almeno non muoiono per niente), il corpo veniva poi trascinato sul cerchio di sabbia in modo da impregnarlo di sangue, le teste rimanevano poi allineate a guardarti con gli occhi sbarrati e con il muso digrignato dalla morte, mentre i corpi venivan lasciati ammucchiati ai lati, gli uni sugli altri, sotto il sole feroce, che rendeva l’aria irrespirabile.

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Lo stesso giorno, grazie ad un rimastone 60enne francese della nostra guest house, siamo andati anche all’orfanotrofio, dove lui ha semiadottato una bimba, che ci ha piacevolmente colpiti, i bimbi erano allegri e vivaci, ben nutriti e ben vestiti, le donne che si occupavan di loro gentili e sorridenti, l’unica cosa triste era la struttura piccola e fatiscente. I bambini han passato il pomeriggio a farsi fotografare (passione dei bimbi del subcontinente) saltando l’uno sull’altro e dimanticandosi di giocare.

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