MAYD HUBB & HOBO/MONK AMERICAN TOUR: Le grandi distese, l’ospedale e l’arrivo in California

Dopo il breve soggiorno a Denver ci siamo rimessi sulla strada per attraversare un’immensa fetta d’America viaggiando giorno e notte per diversi giorni. Abbiamo percorso le infinite distese verdi del Wyoming per più di 24 ore incontrando la presenza umana solo nelle stazioni di servizio, un grande nulla a perdita d’occhio ricoperto solo di erba, senza alberi né nient’altro che intralci la vista di questa sorta di mare verde lievemente increspato.

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Purtroppo quando il paesaggio è diventato più interessante, vale a dire il deserto bianco di sale dello Utha, la notte era calata da un pezzo e al risveglio si era già trasformata nel maestoso deserto collinoso e ardente del Nevada. Sfortunatamente quel mattino mi riservava una brutta sorpresa oltre al caldo torrido, un dolore sconosciuto e lancinante al fianco sinistro che non smetteva mai di aumentare fino a diventare insopportabile, talmente da farmi vomitare tutto ciò che provavo ad ingerire. Quando ci siamo fermati a Winnemucca per fare benzina io non riuscivo più a stare in piedi, mi contorcevo sudando freddo, piangendo e vomitando finché non son riuscita a farmi portare all’ospedale “costi quel che costi” nel vero senso della parola… Siccome si trattava di un paese sperduto nel deserto fortunatamente non c’era fila al pronto soccorso e dopo avermi posato tutte le domande del caso due gentilissime e materne infermiere mi hanno stesa su una brandina, preso diverse provette di sangue, misurata la pressione e il battito, attaccata alla flebo e subito dopo, prima di farmi la radiografia egli  esami dell’urina, imbottita di morfina in due tranche, perché tra l’una e l’altra il dolore era ricominciato. Diagnosi:  calcoli renali! Dopo avermi prescritto la morfina e l’antivomito per non rigettarla mi hanno rilasciata, beata e rintontita. La cosa più straordinaria è stata che nessuno ha voluto prendere i dati della mia assicurazione nonostante io continuassi ad insistere incredula, si sono giusto limitati a fare la fotocopia della mia patente europea che qui non ha nessun valore, il problema in realtà si è presentato quando son andata in farmacia a comprare la magica medicina che il dottore mi aveva prescritto di prendere ogni 4 ore per due settimane in caso di crisi e che invece ha ordinato al farmacista di darmene solo in numero sufficiente per quattro giorni (la ragione probabilmente è che aveva paura che la usassimo come droga)!!! Per fortuna la mia buona stella non mi ha abbandonata e fin’ora non ho più avuto attacchi.

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La notte stessa siamo arrivati a Taho, nelle montagne della California del Nord, a casa del padre di Bronson, il 17enne che viaggia con noi, che ci ha accolti gentilmente nonostante il suo aspetto spaventoso (per noi)  da Herley Devinson Biker tracagnotto, muscoloso e completamente ricoperto di tatuaggi di cui due particolarmente pericolosi dietro entrambi gli avambracci “White” e “Pride”! La specialità di questa cittadine turistica è un grande lago immerso tra le cime delle montagne con tanto di grande spiaggia, onde e l’acqua gialla per l’enorme quantità di polline di pino che vi si deposita. Naturalmente, come ovunque negli States, attorno a questa bell’attrazione naturale (la natura è l’unica cosa interessante in questo enorme paese dei balocchi) si sviluppa  un incredibile e nauseante business-business unico rappresentate, insieme alle onnipresenti bandiere a stelle e strisce, della cultura americana.

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La notte seguente siamo ripartiti per andare a raggiungere, nella sua dimora in un paesello sperduto della California la “Meggie’s Farm”, Meggie una presunta amica di Bob Dylan e Grupie degli anni ’60 che ha viaggiato (in tutti i sensi) con i Merry Prankster e i Greatful Dead e che attualmente vive coltivando “medical” marijuana. Siamo stati ricevuti da questa pimpante e bella ultra 60enne dai capelli rossi fuoco e un energia frizzante che dopo averci fatto accomodare nel suo salotto strapieno di gabbie d’uccelli che spiumazzavano e scagazzavano ovunque, il suo nipotino di 20 anni dall’aria già devastata dai cannoni ha tirato fuori un super-bong  che la nonnina ha aspirato come nessun altro in quella sala. In seguito, quando eravamo già tutti belli cotti dalla ganja e dal caldo torrido, ci siamo rimessi on the road seguiti dalla spumeggiante vecchietta,  che sembrava essere l’unica a cui i fumi magici non facessero nessun’effetto, dal suo nipotino strafatto e il loro Suv (i jipponi delux americani).

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Abbiamo attraversato le belle montagne dell’Oregon percorse da fiumi e culle di numerosi laghi fino a notte quando finalmente ci siamo fermati in un vero camping dotato di bagni e docce ed affacciato anch’esso su un lago. Lungo la strada abbiamo incontrato una baracchina di qualche setta cristiana che offriva un breve ristoro gratuito ai viaggiatori e così mi son fermata a chiacchierare con i due omoni che vi lavoravano, un fotografo ed un simil-camionista e per ringraziarli gli ho offerto un quadrifoglio, trovato lì all’istante, a ciascuno e loro in cambio commossi mi hanno offerto ospitalità quando ne avessi avuto il bisogno. Tutto ciò per andare alle festa del 4 luglio a casa di Ken Babbs uno dei principali esponenti dei Merry Prankster, il gruppo lisergico di Ken Kesey che nei primi anni ’60 si è messo on the road con uno schoolbus da San Francisco  a New York sperimentando l’acido e suonando musica, anticipando il movimento Hippy…ma questa è un’altra storia…

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