MAYD HUBB & HOBO/MONK AMERICAN TOUR: Chicago, Kansas, Rainbow Gathering in New Mexico, Colorado

La prima tappa è stata Chicago dove siamo stati ospitati da Julie, la stessa ragazza che mi ospitò due anni fa, e dal suo coinquilino, un simpatico bike messanger torturato da diverse esperienze col cancro.

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Dopo due giorni da turisti provetto in questa bella città che vi avevo già descritto nel 2007 ci siamo sparati 24 ore di bus fino al Kansas dove c’è stata il primo concerto del tour ad Emporia. In questo stato già si inizia a respirare il profumo di “antico” americano cioè in certi angoli della città sembra di essere tornati negli anni ’50 e ’60.

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Il bar era enorme, composto da tante sale e un giardino, i ragazzi che ci lavoravano erano ancora più enormi senza essere grassi, i tipici iper-proteinici e iper-vitaminici ragazzoni americani, tra questi son riuscita a conoscere pure un italiano, anzi un sardo di Bosa che studia lì da 3 anni e che mi ha detto che son stata la prima italiana che ha incontrato in quel pezzo di America profonda. Il mattino dopo siamo immediatamente ripartiti per il New Mexico che ci ha accolti con le sue meravigliose montagne e i suoi maestosi canyons ma non senza passare prima dal barbaro Texas dei cowboys camionisti, tamarro ed arrogante dall’aria polverosa e pesante.

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Quest’anno il Rainbow Gathering si è svolto a 2000 m di altitudine nelle belle foreste del New Mexico che da desertico si innalza verdeggiante verso il cielo e che ha onorato il raduno hippy di diversi arcobaleni (rainbows appunto).

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In una grande prateria circondata dal bosco si svolgeva il “main circle”, il pasto comune preparato dalle tante cucine allestite tra gli alberi. La notte Guillaume, come al solito, ci ha deliziati con i suoi talenti da percussionista facendo delle superbe jam accompagnato da Sam, vero e proprio fenomeno ritmico che in assenza di percussione suona in modo ancor più sorprendente le sue dita, scrocchiandole freneticamente.

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Le nostre serate si son svolte sempre in luoghi diversi, la prima, la più orribile, ho rivissuto “the Blair Witch Prioject” perdendomi nei boschi con Jim, il comico fashion-skeataro-rockabilly che deteneva la sola torcia e si preoccupava soprattutto di non sporcarsi le scarpe e, come se non bastasse, eravamo stracarichi di borse, sacchi a pelo, cibo etc.. un vero incubo! Una volta giunti finalmente al campo, nell’oscurità totale, mi son dovuta fare molteplici giri del campo urlando il nome di Guillaume che nel frattempo aveva spostato le tende e anche un infinita attesa al drum circle insieme a Jack che si era mangiato 10 acidi, per fortuna alla fine ce l’abbiamo fatta a ritrovarci. Una sera ci siamo fermati alla cucina che sfornava pizze incessantemente e dopo una jam intorno al fuoco e una sfida di rollaggio spliff che naturalmente ho vinto – visto che qui non mettono il filtro e quindi finisci per bruciarti dita e labbra mentre ingoi weed raramente mista a tabacco – sono stata invitata a dare una mano con le pizze, unico problema è che erano tutti gonfissimi e si erano fissati sul preparare una spaghetti-pizza; io ho preparato la salsa, tagliato le verdure, mangiato al volo due fette normali e me la sono filata prima che ricoprissero l’impasto con dei noodles precotti all’orientale affogati nel mio sugo. L’ultima notte anche è stata degna di nota anche se molto piovosa e l’abbiamo trascorsa ad un altro drum circle dove una provocante e bella rossa si mangiava con gli occhi il mio Guillaume  e che quando infine si è presentata a me mi ha chiesto più volte se lo avessi conosciuto lì, quando le ho detto che stiamo insieme da cinque anni una grande delusione ha velato il suo bel viso. Ma la chicca è stata che per il primo paio di ore la weed scarseggiava e nessuno fumava, poi come di uso al Rainbow Gathering dopo aver urlato tutti insieme nella notte che ne avevamo bisogno, qualcuno finalmente si è presentato con un pacchetto di cime belle compatte di almeno 100 g e questo è durato mezzora, come pazzi si son messi a rollare e riempire pipette a tutto spiano tanto che te ne arrivavano da tutti i lati, giusto il tempo di dare un tiro a ciascuno e ripassarlo a qualcuno che ti passava qualcos’altro, così intensamente per 30 minuti e poi più niente un’altra volta. Le giornate invece si son svolte tra il fiume, i boschi e il circle trade market dove abbiamo esposto le nostre mercanzie, fatto baratti e fotografie, naturalmente chiedendo sempre il permesso.

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Purtroppo siamo dovuti partire prima che iniziasse la parte migliore poiché un concerto fallimentare ci aspettava a Denver, bella città né piccola né mastodontica immersa nelle innevate montagne del Colorado. Lì il calore umano delle persone della West-Coast ci ha accolti benevolmente come nel primo Diner in cui ci siamo fermati, il cui proprietario prim’ancora che ordinassimo ci ha voluto offrire due mega dolci al cioccolato e ci ha indicato dove andare a fare una bella doccia, di cui avevamo un gran bisogno, al YMCA (Young Man Christian Association), sì proprio il YMCA cantato e osannato dai Village People per via delle sue docce comuni per maschi in viaggio o senza fissa dimora. Durante i giorni che abbiamo trascorso lì si svolgeva la settimana del Gay Pride e, per la prima volta in vita mia, ho visto più lesbiche che omosessuali. I concerti, come ho già accennato, sono stati un vero e proprio fallimento, senza pubblico, senza compenso monetario e senza bevute incluse.

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