MAYD HUBB & HOBO/MONK AMERICAN TOUR: La compagnia del Bordello

Dopo un’estenuante attesa finalmente siamo riusciti a partire, con un equipaggio alquanto originale e variegato. Nove persone dai 17 ai 46 anni rinchiuse in un bus con 6 posti letto (composti da puff, un divano di plastica strettissimo e qualche cuscino sopra una delle due ruote) che attraversano per un tempo indeterminato l’immenso territorio statunitense, un esperimento molto più arduo del Grande Fratello!

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Il boss naturalmente è colui che ci ha pagato i biglietti e comprato il bus, A.,  31enne pacifico, gentile dai gusti un po’ ambigui e con grossi problemi di comunicazione. Stranamente questa persona così tranquilla ama circondarsi di giovanissimi al limite della legalità, infatti anche durante questo viaggio il suo attuale ragazzo è un 18enne di Pittsburgh che ne dimostra 14, il “prepubere” come lo chiama Guillaume. Quest’ultimo si è portato dietro fino al Rainbow Gathering le sue amichette 19enni, due frikettone old style rinominate le “Dirty Hannahs” visto che si chiamano entrambe Hannah e che sono pelose e sporchissime. La “Blonde Hannah” è una specie di gatta in calore che non fa altro che mostrare il suo didietro a chiunque, me compresa, indossando una minigonna da scolaretta e piegandosi a 90° appena ne ha l’occasione oppure la crea facendo finta di fare stretching. Lo spettacolo è alquanto disgustoso visto che i peli pubici le coprono buona parte dei glutei e delle cosce e pure gli uomini ed adolescente del gruppo la schifano ed evitano. L’altra, di origine libica, almeno ci risparmia delle sue parti intime ma entrambe saltano addosso a chiunque sia dotato di organo riproduttivo maschile e qualcuno che ci sta ogni tanto lo trovano e, soprattutto la bionda, non esita a farselo davanti a tutti noi. Questi però non sono i membri più giovani della nostra allegra combriccola, il primato resta di Bronson, bel 17enne skeataro apprendista graffitaro, tranquillo e responsabile la cui madre ha affidato per questo viaggio ad A. per fargli scoprire il mondo e la vita, cosa che sta ampiamente facendo. Per fortuna con noi non ci sono solo ragazzini, c’è anche qualcuno che ha l’età per essere i loro genitori come Chuck, 46enne ex veterano di enormi dimensioni, anche lui homeless – ha perso tutto quando si è ammalato e come molti americani è stato licenziato in tronco quando il datore di lavoro ha scoperto che avrebbe dovuto coprire le sue spese mediche e quindi ora vive nella sua auto – che si prende cura di tutti noi e soffre molto dei suoi tanti acciacchi. Un altro componente in età decente è quello più comico ma a volte pure il più antipatico, Jim 25enne dal corpo completamente tatuato, trandy tra lo skeataro e il rockabilly, divertente ma acido come il vetriolo e con un fondo di misoginia dato probabilmente da qualche delusione amorosa.

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Oltre al bus c’è un auto con tanto di traino pieno di tutti gli strumenti, sul quale viaggiano il più anziano del gruppo,  lo zio di A., Sam il batterista di Hobo/Monk , homeless attivista politico sulla 50ina, fervente combattente senza denti davanti, buono come il pane ma un po’ fulminato e senza un soldo. Poi c’è J. il pianista del gruppo e proprietario dell’auto, co-finanziatore dell’impresa, tipico americano, anche lui super-cool  e sempre in compagnia dei suoi due enormi cani, uno tanto intelligente quanto l’altro insopportabile e pazzo, che tratta come figli. Mike, il mio  grande amico, il solo che come noi barcolla nel buio della disorganizzazione totale del gruppo e il solo con cui si riesca ad avere una comunicazione normale, sì perché nonostante tutti siano molto simpatici, disponibili e cool i problemi per noi non mancano in quanto l’organizzazione, affidata soprattutto ad A. e J. finanziatori del viaggio grazie ad affari illeciti, è completamente non-sense, tutto è un mistero , niente è chiaro e soprattutto non sembra proprio che la musica sia la protagonista e ragione della tournée quanto al massimo una scusa per farla e vivere il sogno americano on the road come gli idoli assoluti di quasi tutti gli americani che, chi l’avrebbe mai detto, sono i Gratefull Dead, che imperano ovunque dalle t-shirt di una persona su 10, ai graffitti per strada, a bar dedicati che a loro, serate ed artisti che devono la loro fortuna al fatto di fare solo loro cover ecc.

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Fino al Rainbow Gathering nell’auto c’è stato anche Jake, uno dei miei preferiti che avrebbe dovuto seguirci anche in seguito ma che, per motivi di cui siamo rimasti all’oscuro, è stato scaricato.

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