CRONACHE AMERICANE: Fuckin’memorial day e l’altra faccia dell’America

Il 28 maggio è stato il fuckin’memorial day, la festa yankee per ricordare tutti i soldati americani morti nelle varie guerre intraprese dal loro ingordo paese, e ne hanno davvero tantissimi, solo in iraq 3500. Bisognerebbe aggiungere al prezzo del petrolio al barile il costo in vite umane, soprattutto non americane e probabilmente diventerebbe un bene di lusso come i diamanti, che nessuno si potrebbe permettere e quindi ne finirebbe pure l’abuso.

Per questa ridicola ricorrenza dalle lacrime di coccodrillo che piange sul latte versato, tutte le strade, i negozi e le case sono state riccamente addobbate, aggiungerei fino alla nausea, di bandiere e di qualsiasi gadget o troiaio purché a fantasia a stelle e strisce.

Tutto il paesaggio era ed è rimasto saturo ed ingombro di bandiere, qualsiasi cosa si guardi la vista è disturbata dallo sventolare imperiale del simbolo di una nazione che sembra avere bisogno di tutto ciò per trasmettere ai suoi abitanti il senso di grande nazione, abitanti giunti nei secoli dall’Europa, dall’Africa e dall’Asia cioè da paesi con una grande storia, tradizione e cultura che arrivati in questo paese così giovane ed arrogante avevano bisogno di riconoscersi in qualcosa e cosa c’è di più motivante e simbolico di una bandiera?

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Nei licei raramente si studia storia europea e mondiale, si limitano ai loro poco più di 300 anni di “storia” negando completamente la cultura dei nativi americani che viene studiata pochissimo e solo nelle università quando non viene del tutto negata. In questi ridicoli annetti di storia le radici di questo paese si sono fondate sul sangue e l’ingiustizia: quelli dello sterminio delle popolazioni autoctone, della schiavitù di migliaia (se non milioni) di africani e quelli delle varie vittime delle varie guerre che l’America ha lanciato per stabilire il suo ordine di prima nazione al mondo. Tutto ciò spacciandosi sempre rigorosamente per il paese della libertà e della giustizia….che ipocrisia….

Ma esiste, per fortuna, un’altra faccia dell’America, quella della multi etnicità, del meltin’pot culturale che ci ha regalato tante preziose perle d’arte, degli “alternativi” salutisti, degli aperti di mente e di spirito, degli sportivi spirituali, dei no-global anti-bush che odiano gli U.s.a. più di noi, degli avventurieri affamati di sapere, dei naturisti animalisti ed infine dei musicisti che hanno rivoluzionato la musica mondiale.

Da quando sono arrivata qui con l’intento di imparare l’inglese il mio ruolo di allieva si è velocemente ribaltato in quello di maestra di italiano perché , incredibile ma vero, tutti vogliono imparare l’italiano e non solo, ho 5 studenti d’italiano e 2 di francese! E tutti che mi dicono quant’è bello l’italiano e quanto fa schifo l’inglese, tra l’altro ho scoperto non pochi italianismi nell’americano, tipo: zucchini, broccoli, ballerina, barista, latte (per dire caffèlatte), orchestra, panini, ghetto,origano e così via…e la cosa buffa è che se noi diamo nomi inglesi ad un sacco di cose perché fa più figo loro fanno al contrario e gli danno nomi italiani, soprattutto al cibo: il gelato “duetto”, i biscotti “biscotti” ed altri che ora non mi vengono in mente.

E non è finita qui l’italianità forzata, infatti in realtà non son per niente lontana da casa perché a pochi km da qui ci sono Parma e Ravenna, quindi praticamente son rimasta a Bologna!!!!!!

E’ divertente anche notare come qui chiunque abbia almeno un parente italiano, solitamente si tratta della nonna ma può anche essere il papà, la mamma, il nonno od entrambi i nonni, per questo sono tutti un po’ affezionati al bel paese, ma da bravi emigranti nessuno di questi parenti ha insegnato una sola parola della madrelingua ai posteri e quei pochi che riescono a formulare una frase è perché lo hanno studiato a scuola o direttamente in Italia o stanno cercando di farselo insegnare da me!

Altro aspetto degno di nota è che la moda più interessante degli ultimi tempi è esplosa proprio nei ghetti americani. E’ una moda che di questi tempi si potrebbe definire rivoluzionaria poiché totalmente no-logo e che viene lanciata proprio da quella classe svantaggiata che solitamente si identifica nell’ostentazione del marchio, i giovani afroamericani che vengono prontamente copiati dai modaioli bianchi. Oltre ad essere completamente no-logo questo indumento rappresenta uno dei più economici disponibili sul mercato. Vi starete chiedendo in cosa consiste questa moda, ebbene ora ve lo svelerò, si tratta di una semplicissima ma enorme (che arrivi almeno fino a sotto le ginocchia)maglietta bianca, senza nessuna scritta o disegno, tinta unita e bianca! Non è fantastico? Io la trovo geniale e spero che sia solo l’inizio di un’era sovversiva in cui le persone si rendano conto che non ha senso pagare una fortuna per fare pubblicità ad una di queste schifose industrie della moda che contribuiscono alla distruzione del pianeta ed allo sfruttamento blando di risorse, persone e bambini. La trovo una cosa così stupida, il marchio, come fanno a caderci così tante persone alcune delle quali sembrano così intelligenti e sensibili? Come si fa a non vergognarsi ad andare in giro ricoperti di marchi e pagare caro per farlo?!

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Tra l’altro alcuni dai miei capi, rigorosamente no-logo o di marche puzzone supereconomiche, hanno avuto un gran successo, sono stata addirittura fermata per strada per sapere dove avessi comprato la mia t-shirt (terranova) e anche le mie scarpe ipercoop di marca “marka” da 15 € hanno raccolto diversi complimenti.

Chi l’avrebbe mai detto che questi yankees sono più no-logo e quindi più all’avanguardia di noi europei ,e soprattutto italiani, così terribilmente fashion-victims. Mi auguro di cuore che questo sia solo l’inizio…

Vi siete mai chiesti come mai gli Stati Uniti sono l’unico paese dove si può prendere la patente a 16 anni e dove si può scegliere la targa che si vuole (pagando un piccolo extra naturalmente)? Perché l’automobile qui rappresenta una ragione ed un modo di vivere. Tutto qui è pensato a misura d’automobile, le città non son state costruite per le persone ma per le auto, per questo le strade sono enormi, esistono i drivein, i fastfood con gli sportelli apposta ed addirittura le banche (per ritirare i soldi non hai bisogno di scendere dalla macchina) ed i ricchi quartieri residenziali sono sprovvisti di qualsiasi servizio, solo case di “cartone” e giardinetti perfetti per svariati km2, senza bar, alimentari, piazza, parchetto per bimbi, uffici…niente di niente…se ti serve qualcosa, qualsiasi cosa, devi salire in macchina e cambiare zona, non è incredibile???? Julie mi ha perfino parlato di città dove non esistono i marciapiedi! I treni fanno schifo (così mi hanno detto) e sono costosissimi, gli aerei sono cari, non esistono le compagnie low cost, mentre guarda un po’…la benzina non costa nulla, meno della metà che in Europa (intorno ai 50 cent/litro) e guarda un po’, la maggior parte degli americani si sposta in auto, anche se deve percorrere enormi distanze (hanno cmnq una concezione diversa da noi di lontananza, molto più ampia). Ecco perché ci tengono tanto ad accaparrarsi tutto il petrolio del pianeta, non possono assolutamente rinunciare a questo confort che fa parte integrante delle loro esistenze, costi quel che costi, vite umane (anche americane) e distruzione del pianeta non sono niente in confronto alla dipendenza totale da questo oggetto che fa sì che non si muovano mai e che lievitino come panettoni divenendo masse di grasso informe e disgustose (mi hanno detto che mi trovo nella parte più grassa d’America, east-coast, appena mi sposterò vi dirò se ho percepito una qualche differenza con gli americani della West-coast).

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Se questo non è un paradosso? Tutto questo benessere, che non si può più definire tale poiché porta con se molto più malessere per il fisico e lo spirito che altro, ricercato a scapito di tutto e di tutti, per infine stare peggio di prima da tutti i punti di vista, tranne che per il privilegio di poter accedere alla soddisfazione di tutti i bisogni e capricci, anzi all’abuso di soddisfazione che porta poi infine all’autodistruzione, pazzesco no? E noi stupidi europei non siamo molto diversi e siamo così stupidi che la nostra massima ambizione è diventare sempre più uguali a loro!


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