São Paulo e le prime impressioni sul Brasile

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che bel posto, che bella energia, che bella gente, che natura meravigliosa e rigogliosa, che frutta deliziosa, che cibi squisiti (ironia della sorte “esquisito” in portoghese vuol dire strano), che clima rivitalizzante, che cultura interessante, che ricco miscuglio etnico ma anche che pioggia incessante, che emarginazione e disparità, che povertà accanto al lusso più sfrenato.
Venendo in Brasile si passa dalle stalle alle stelle, qui i bianchi della classe media non si fanno mancare nulla, sontuosi palazzi con portinaio, piscina, donna delle pulizie e automobili blindate. Mi è capitato addirittura di entrare in edifici residenziali in piena città che oltre alla piscina e al giardino tropicale hanno al loro interno anche bar, sala biliardo, salone per le feste e terrazzi da capogiro, il tutto rivestito di eleganti mosaici che danno un tocco chic alle varie sperimentazioni architettoniche molto in voga.
A Sao Paulo l’architettura è regina assoluta, coi suoi 2578 grattacieli che si estendono a perdita d’occhio, affiancati da costruzioni fatiscenti di tante epoche diverse: l’atmosfera sa quasi di antico, di storico, sicuramente di vissuto, ma anche di estrema modernità, il tutto decorato da murales originali, coloratissimi e bellissimi, vere e proprie opere d’arte.

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Le aberrazioni architettoniche e le avanguardie si susseguono a intervalli più o meno regolari, non sempre è chiaro all’occhio europeo se ci si trova in un quartiere chic o popolare perché a volte basta svoltare in una via perché il paesaggio urbano cambi radicalmente: dalle mille botteghe senza vetrine, a volte con l’auto parcheggiata all’interno, decorate dagli splendidi graffiti su muri decrepiti a villini nascosti da giardini meravigliosi o palazzi lussuosi e ermeticamente protetti.
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São Paulo è una giungla di asfalto da 20 milioni di abitanti di tutti i colori e sfumature possibili, spesso, purtroppo, al colore della pelle corrisponde anche la classe sociale che però pare inarrestabile mentre cerca di scalare la piramide del successo e del riscatto. Megalopoli latinoamericana che non ha niente da invidiare alle colleghe nordamericane anzi, dopo aver passeggiato per le sue grandi avenidas mi è venuto da pensare che New York non è altro che la versione yankee di São Paulo, che è ancor più multietnica e meticcia, più ricca di storia nel senso europeo del termine, ma ancora più assurda nella sua antitesi tra ricchezza e povertà.

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La cosa che mi ha colpito di più dei brasiliani sono i loro colori, in particolare i loro occhi che se ne fregano di corrispondere ai canoni imposti dai geni, il verde brilla come non mai nei volti bruni e negli sguardi intensi di queste persone incollocabili, frutto di poco più di un secolo di incroci nippo-afro-bianco-indio e chissà quante altre cose. Nippo, perchè SP ospita la più grande diaspora della storia del Giappone, avvenuta a inizio ‘900, e che quindi unisce due culture così diverse, l’una ossessionata dall’ordine e dalla praticità l’altra deliziosamente caotica e calorosa, è bello e divertente osservare antropologicamente questi aspetti della città. Ma, come sempre, sono gli italiani a farla da padroni, innumerevoli sono coloro che rivendicano le loro radici italiche e altrettanto innumerevoli sono le opere e i monumenti che gli italiani hanno lasciato qui. Viaggiando per il mondo e trovando ovunque (a suo modo anche nell’India di Sonia Gandhi) questa forte presenza e influenza italiana mi chiedo quanti fossimo per colonizzare così il pianeta e per lasciare sempre una nostra impronta culturale che ci fa così amare ovunque nonostante le nostre cattive abitudini e le nostre tristi rappresentanze governative….
Eppure è così, essere italiani all’estero è cool, condividi sempre dei geni con qualcuno che con nostalgia pensa a un’Italia mai conosciuta, sognata o idealizzata, suscitando quindi interesse e curiosità da parte di molti anche se, dopo aver parlato delle belle città d’arte e del cibo ineguagliabile, poi non riesci a non parlarne anche male vista la misera situazione attuale…
Qui il mondo è dei giovani, i trentenni sono rampanti, professionalmente appagati e nel pieno della loro produttività, innovazione e energia, gli anziani si ritirano per lasciargli spazio com’è giusto che sia e questo fermento e ricambio continuo è la forza del paese giovane, aggressivo e rigoglioso che si sta imponendo nel panorama mondiale come nuova e grande potenza a discapito della decadente e borghese Europa e dell’ingorda e bigotta America.
Tutte le persone che ho incontrato qui si sono dimostrate estremamente disponibili, aperte, calorose e leggere e mi hanno fatta sentire immediatamente a casa mia, l’unica cosa che mi fa sentire davvero straniera e diversa è la mia ignoranza linguistica, estremamente frustrante e stancante, perché per quanto parli francese e inglese e conosca un pò di spagnolo, il portoghese per me è un’ennesima variazione sul tema…della lingua latina…ma tutta da scoprire e inventare…a volte le parole sono come in italiano, a volte come lo spagnolo, a volte come il francese e a volte come nessuna! E io sono ancora nella fase in cui non so da quale lingua andare a pescare quella parola che vorrei tanto dire…così mi lancio nella mia lotteria babelica finché non la trovo!

PS: No Comment sulle piogge torrenziali che devastano il paese e la sua vivibilità, piove tutti i giorni, per fortuna non tutto il giorno, ma sono delle vere e proprie tempeste monsoniche…ogni minuto è come se ti tirassero delle secchiate da ettolitri in testa…

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