Rio de Janeiro e il sogno carioca

Rio è sicuramente da includere tra le città più belle del mondo, con la sua geografia unica al mondo che fonde oceano, montagne, foresta atlantica (mata atlantica), laghi e megalopoli.
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Rio è una, 10, 100 città in una. Rio sud si stende lungo le immense spiagge da sogno incorniciate da picchi, monti e lagune lussureggianti tra i quali spuntano i grattacieli e i palazzotti barocchi che fanno da sfondo al sogno carioca che danza a ritmo di samba bevedo cocco verde sotto il sole tropicale. Dietro questa cornice perfetta spuntano le infinite favelas, città dentro la città, che vivono di vita propria e soprattutto di legge e regole proprie e uniche, alveari impazziti e colorati, per quanto mi riguarda, non meno affascinanti degli altri quartieri di Rio.
Se Rio è la capitale dei taxi le favelas lo sono dei mototaxi che sfrecciano ovunque ignari di ogni tipo di codice stradale e lagali solo al loro interno, come tante altre cose. Le case sorgono spontanee secondo le esigenze del momento, le une sulle altre creando un urbanismo Escheriano caotico e inverosimile, i gradini sono di mezzo metro l’uno e arrampicandocisi si capisce come mai in brasile esistano i più popolari fondoschiena del mondo. I muri sono di mattoni nudi ma, al loro interno che, si sviluppa sempre come una torre, si possono trovare sorprese, cioè casette dignitosissime e provviste di tutto: tv, parabolica, internet, aria condizionata e piscinette sul terrazzo…il tutto naturalmente a scrocco…perché qui si usa attaccarsi ai pali e cavi comunali. La favela insomma ha una sua giustizia nell’ingiustizia, permette ai poveri di vivere nelle zone più belle della città, in case spesso (ma assolutamente non sempre) decenti , con alcuni optional e senza spese onerose, anche se il prezzo di una casa in favela sta lievitando come tutto il resto. Io ho conosciuto la Rocinha e l’ho amata sin dal primo momento, con i suoi colori, odori, sapori e il suo popolo di una bellezza disarmante…mai vista una così alta concentrazione di bellezza umana come dentro alla favela…tutti: uomini e donne, vecchi e bambini statuari e sensuali , sporchi e sudati, stanchi e affamati, impegnati e indaffarati ma sempre incredibilmente esteticamente perfetti.
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Per me la cosa più frustrante è stato il divieto quasi perpetuo di fotografare questo popolo magnifico nel suo paesaggio urbano caotico, dove tutti si arrampicano invece che camminare e dove trascorrono le giornate tra le stradine microscopiche o quelle più grandi affollate di moto o più semplicemente alla finestra dietro matasse di cavi della luce che quasi toccano il suolo schiacciati dal loro stesso peso. Nemmeno le fogne a cielo aperto ricoperte d’immondizia riescono a rendere questi luoghi meno affascinanti, così veri e autentici, così popolari e vitali dove la media d’età è 20 anni e quella delle mamme ricoperte di pargoli è di 15. In favela non vivono solo aspiranti boss e spacciatori ma anche una miriade di onesti lavoratori che non possono permettersi altro e che devono sottostare alle regole dei giovani gangster che hanno un po’ i modi mafiosi ma senza esserlo visto che si tratta di ragazzini spesso disorganizzati, bulletti armati fino ai denti ma senza il tipo di orgnizzazione capillare a cui siamo abituati in Italia, solo la legge del più forte (cioè più armato) sul più debole e che in un soffio vengono spazzati via e trucidati dalla polizia quando decide di metter un pò d’ordine qua e là, magari non più soddisfatta delle continue tangenti che intasca. Perché comunque in cima alla piramide della delinquenza ci sono, come sempre i “difensori della legge”: generali e poliziotti.
Ma Rio non è solo favelas, Rio è anche il quartiere bohemien della Lapa coi sui archi bianchi sotto i quali la notte si anima a ritmo di samba, batukada e degli altri infiniti ritmi brasiliani e dove i poveri vivono raccogliendo le lattine dei ricchi. I locali si susseguono ininterrottamente vomitando gente sulla strada che si riversa ovunque cantando, bevendo e ballando.
Da la Lapa si può prendere un trenino antico, il bondinho, che porta fino a Santa Teresa, il più europeo dei quartieri carioca, arrampiacato su uno dei tanti monti che sovrasta la città, grazioso, antico e pieno di artisti è il quartiere freakettone dove passeggiare è una vera delizia.
Il resto del cantro della città è un mix di copie di edifici parigini, come il teatro mucipal che è quasi uguale all’Opèra de Paris, e di grattacieli moderni tipici delle magalopoli mondiali. Qui si è testimoni delle vestigia della ricchezza di questa città, antica capitale del Brasile ricco e coloniale. Ma purtroppo questa zona è più pericolosa che dentro la favela, poiché nessuno provvede a far rispettare la legge, qui i poveri sono come cani sciolti che dormono ad ogni angolo di strada e ti guardano torvi

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Ma la vita a Rio si svolge soprattutto sulle magnifiche spiagge dai nomi incantevoli: Copacabana, simbolo della città, kilometrica, ma più inquinata della riviera romagnola; Ipanema, affollatissima ma più pulita, dove è facile farsi travolgere da un’onda dopo aver gustato un açai o un’altra delle mille delizie che vengono vendute ininterrottamente, Sao Corado, Barra, la piccola e intima Urca nell’ononimo quartiere e tante altre che purtroppo non ho visitato.
Purtroppo per ora il tempo non mi basta per descrivere la bellezza e unicità di questa città magica, seduttiva, maliziosa, musicale, danzante e così squisitamente tropicale nella quale mi piacerebbe tanto restare…

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