CUBA: “Hasta el Dinero siempre!”

Cuba è un luogo meraviglioso, magico, dove il tempo si è fermato. L’architettura barocca, neoclassica e liberty, spesso fatiscente ma a volte splendidamente restaurata e curata, è ancora protagonista indiscussa, con i suoi interni coloniali che sembrano musei a testimonianza della ricchezza che fu, che non c’è più, ma che viene rincorsa come unico scopo di vita.

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Cuba sembra un angolo di Europa rimasto alla metà del XX secolo e incorniciato in un paesaggio squisitamente tropicale. Le brutture della modernità, che straziano il resto del mondo, qui non hanno quasi trovato spazio, così come le grandi fabbriche, gli hangar, i quartieri industriali e gli altri non luoghi che spersonalizzano qualunque luogo.

Anche la natura gode di ampi spazi incontaminati, grandi parchi nazionali che proteggono le specie a rischio, e spiagge da sogno, spesso molto popolate di flora e fauna coccolate dall’onnipresente barriera corallina.

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Ma, quello a cui si assiste andando a Cuba oggi è, purtroppo, il totale fallimento di qualsiasi ideale socialista e umano. La propaganda che si trova ad ogni angolo è un ricordo sbiadito della forza e del coraggio di questo popolo che oggi rincorre il dio denaro con un’avidità unica al mondo.

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La doppia moneta che vige nel paese, il Cuc$, pesos convertibile equiparato al dollaro, e la Moneda National, detta anche Cup (carta straccia), è un trappolone per spillare più soldi possibile ai turisti, unici portatori di Cuc$, ma anche un’arma a doppio taglio che gli si è rivolta contro. Tutti vogliono i Cuc$ e sono pronti a qualsiasi cosa pur di averli, anche perdere completamente l’umanità e la solidarietà che li aveva contraddistinti in passato.

Il Periodo Especial, seguito alla caduta dell’Urss, principale partner economico durante la guerra fredda, e a causa dell’embargo imposto dagli Usa, che li aveva privati di tutto e resi così unici, unito all’avvento del turismo spendaccione è stato il trampolino di lancio per questa rincorsa frenetica e senza esclusione di colpi. Il turista ha smesso di esser considerato come un essere umano diventando, nella loro scala di valori, meno di un limone da spremere. Nessuno vorrà mai aiutarlo senza un riscontro economico in cambio, nessuno gli sarà mai amico senza addebitargli (a sua insaputa) il suo compenso su qualsiasi “piacere” vogliano fargli credere che gli stiano facendo, nessuno gli farà mai un sorriso disinteressato.

In cubano esiste una parola specifica per chi approfitta dei turisti Jineteros (da Jinete, fantino) l’equivalente del nostro “Galoppino”, colui o colei che, “cavalca il turista”, facendogli credere di essergli amico tra sorrisoni falsi e frasi fatte come, nel nostro caso, “Ah Italia! Chi va piano va sano e lontano! Ho una sorella/cugino che vive a Brescia/Torino! Amico mio ho una Casa Particular (affitta camere)/ Taxi/ veri sigari cubani a un prezzo unico per te, solo perchè sei italiano, se eri tedesco ti avrei fregato ma gli italiani sono come noi cubani!” ti spilla un capitale senza che tu te ne accorga, facendo la cresta su qualsiasi occasione ti passi, o cercando di sposarti!

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Il tutto è terribilmente facilitato dalla confusione che provoca la doppia moneta: 1 Cuc$ = 1 dollaro = 25 Cup. La vita in Cup è estremamente economica ma riservata esclusivamente ai cubani che faranno di tutto per non farvi accedere alcun turista, per il quale il salasso non avrà mai fine.

Per farvi un idea: un Plato Principal a base di pescado (pesce, riso, insalata e platano fritto) per i cubani costa 20 Cup, cioè meno di un dollaro, per i turisti invece minimo 6-8 Cuc$. Idem per i trasporti, una tratta di 30 Km in un bus national, cioè per soli cubani che faranno di tutto pur di non farvici salire, anche aggredirvi in massa alla stazione, costa 10 Cup (30 cent di dollaro) mentre per l’ignaro turista il taxi costerà 20 Cuc$ visto che, se la tratta non è coperta da Viazul o Transtur (le principali compagnie di bus turistici) fanno il prezzo che vogliono, in caso contrario devono attenersi un minimo alla concorrenza del bus.

Naturalmente il 90% dei turisti non si accorge di nulla e torna pensando solo che Cuba è molto cara e i cubani, tutto sommato, anche simpatici (soprattutto coloro che non parlano né capiscono minimamente lo spagnolo, come le masse di nord europei, canadesi e americani), ma chiunque scavi minimamente la superficie scoprirà che non esiste il concetto di amicizia, solidarietà e men che meno fiducia.

E non pensiate che tra cubani si comportino meglio, il sospetto e l’invidia sono il loro pane quotidiano, è normale che si denuncino a vicenda, s’imbroglino e guai mai, se decidi di cambiare Casa Particular, se dici al proprietario che stai lasciando dove stai andando, il nuovo ti chiederà in ginocchio di non farlo, per evitare ritorsioni…Nessuno si fida di nessuno, anche perché nessuno dice mai la verità, tutti mentono sistematicamente, tanto che se provate a chiedere la stessa indicazione/parere/storia a 10 persone diverse sentirete 10 risposte completamente diverse e incompatibili tra loro.

La delusione è stata micidiale, da togliere il respiro e da far scendere lacrime amare, il rispetto provato nei riguardi di questo popolo che, unico al mondo, ha saputo tenere testa alla super potenza mondiale e a continuare un discorso socialista degno di nota, è stato soppiantato dall’angoscia davanti al suo fallimento totale dal punto di vista umano. E’ bastato sventolargli in faccia qualche banconota per far cadere ogni ideologia o idea di uguaglianza e solidarietà.

Bisogna aggiungere che i cubani, a differenza di tutto il Terzo Mondo del pianeta, hanno garantito tutto ciò che serve alla sopravvivenza: una casa (a volte di un lusso sfrenato anche se tenuta male), un sussidio statale, un bonus di viveri, oltre a non dovere pagare nulla: elettricità, gas, sport, cinema, teatro, musica sono a prezzi irrisori o completamente gratis. Il loro problema è principalmente l’embargo, il fatto che materialmente manchino un sacco di cose, e la mancanza di libertà individuali.

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I cinque anni di governo di Raul hanno inoltre introdotto la novità della privatizzazioni, ad esempio, la casa che gli era stata data in usufrutto dallo stato diventa magicamente loro che possono permutarla, venderla o costruirci il business più redditizio dell’isola: la Casa Particular, che in un solo giorno può fargli guadagnare fino a 5 volte il salario mensile di un medico, 30 Cuc$, come il costo medio di una camera/notte. Per non parlare della lobby dei tassisti, in un paese che ha solo 38 automobili ogni 1000 abitanti, chi la possiede possiede un vero tesoro e, sapendolo, si trasforma in un vero strozzino. Naturalmente tutto questo sta creando una nuova divisione in classi, tanto faticosamente cancellata dalla rivoluzione, come anche l’ahimè sempreverde razzismo…purtroppo abbiamo dovuto assistere a diverse esternazioni contro i Negros “che non hanno voglia di lavorare e sono la vera rovina del paese” come anche a desolanti e agghiaccianti dimostrazioni pratiche.

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La nota positiva è la quasi totale mancanza di violenza, delinquenza e tossicodipendenza (per una canna la condanna è di 7 anni di prigione), quest’ultima però è ampiamente sostituita dall’alcolismo dilagante (il Rum è l’unica cosa che trovi sempre e ovunque).

I cubani hanno sempre sognato la libertà e non l’hanno mai avuta, son passati dal dominio spagnolo a quello americano, per finire sotto un regime strozzato dall’embargo più imponente della storia. Il risultato è che tutti sognano di scappare o aspettano impazientemente il vero capitalismo, e non questo mix micidiale che li rende tutti Wannabe ma non posso.

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Altro particolare disarmante è che, nonostante la chiusura che contraddistingue la loro situazione politica e la loro istruzione, hanno sì il tasso di alfabetizzazione tra i più alti del mondo 99,8% ma chi non va all’università si limita a studiare la storia di Cuba, matematica e lettere; sono privi di curiosità verso il mondo esterno, nessuno ha mai niente da chiedere ai numerosi viaggiatori giunti da ogni dove, solo tanta ossessione per i loro soldi.

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Recarsi in una cittadina fuori dal circuito turistico è ancora peggio, qui non si scomoderanno neanche a risponderti, limitandosi a cenni scocciati, senza mai proferire una parola.

Siamo arrivati sull’isola carichi di regali, ciò che ci avevano chiesto in anticipo gli “amici” più medicine, saponi, caramelle e pasta ma la triste sorpresa è stata che i nostri doni non ci hanno evitato che venissero fatte ulteriori “creste” alle nostre spalle e a nostra “insaputa” su qualunque aiuto ci venisse dato…insomma non siamo riusciti, in 20 giorni, a trovare un vero amico, sincero e disinteressato!

Sicuramente il turismo è uno dei principali responsabili di questo inaridimento umano, con i suoi dollaroni facili spesi con così tanta disinvoltura, unito alla mancanza di mentalità imprenditoriale e all’avidità ma ora mi chiedo se anche il regime, che per quanto ne condivida gli ideali rimane sempre pur un regime, che li ha chiusi in una scatola e isolati dal mondo intero, non abbia le sue responsabilità…ma quindi un mondo migliore è davvero impossibile?!

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Saremo certamente stati molto sfortunati ma quello che abbiamo trovato è un popolo depresso, paranoico, poco ospitale, poco curioso e che vorrebbe solo essere quello che non è…cioè quello che noi speravamo di trovare…

NB: Chi scrive ha passato 3 mesi di ricerca universitaria tra India, Nepal e Ladakh nel 2005; 5 mesi di lavoro On the Road per gli U.s.a. tra il 2007 e il 2009; 6 mesi di viaggio e lavoro in Brasile tra Sao Paulo, Rio de Janeiro (compresa una settimana alla Favela Rochina) e Bahia nel 2011; lavorato per quasi un mese in Tunisia nel 2014; oltre ad aver vissuto 4 anni in Francia e avere la famiglia sparsa per l’Italia e le Canarie

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